Come combattere l'artrosi dei vostri animali

L'osteoporosi è più frequente nei cani o nei gatti? E' vero che colpisce di più gli animali anziani? Il sesso c'entra qualcosa in questo discorso? Si può prevenire? Cosa si può fare per curarla? Se queste domande attanagliano la vostra mente e non avete ricevuto risposte specifiche a cui dar credito, questo articolo è la soluzione ai vostri problemi. I nostri amici animali sono infatti soggetti quanto l'uomo all'artrosi, una patologia che, caratterizzata dalla concomitante presenza di fattori degenerativi e infiammatori, risulta nella vita di tutti i giorni piuttosto comune. Abbiamo parlato con il medico veterinario Piero M. Bianchi, che ci ha dato qualche consiglio da suggerirvi a tal proposito. Innanzitutto parliamo dei sintomi che ci aiutano a capire se il nostro fido ne è affetto.

Il più semplice da capire è sicuramente il dolore, che può essere adattativo e maladattativo: nel primo caso ci si riferisce al cosiddetto dolore fisiologico e al tempo stesso a quello infiammatorio; mentre nel secondo caso si parla di dolore infiammatorio persistente. Il dolore artrosico si percepisce in episodi acuti di breve durata, se non curato sul nascere l'evoluzione dell'affezione comporta un dolore persistente di intensità variabile. Se colpiti da artrosi dunque, cani e gatti iniziano a zoppiccare in maniera evidente, diventano molto statici e tanti movimenti quotidiani - quali per esempio correre, scattare, salire e scendere gradini - smettono di compierli. Oltre a ciò, anche il loro umore è soggetto a cambiamenti: sono infatti facilmente irritabili, si riduce il bisogno di alimentarsi e con difficoltà assumono la posizione di urinazione e defecazione.

Per curare l'osteoporosi ci sono vari modi: l'approccio conservativo, quello farmaceutico e quello chirurgico.

L'approccio conservativo mira a trovare una stabilizzazione della situazione patologica senza quindi l'uso di farmaci nè tanto meno della chirurgia. L'aspetto principale cui fare attenzione è il peso: mantenere la linea è importante dunque per la loro salute, esattamente come l'uomo. Anche perchè recenti studi hanno dimostrato che due animali su tre pesino più del dovuto. "Una razione adeguata di cibo per animali deve contenere un'idonea quota di proteine e grassi, minimizzando l'apporto calorico e glucidico e dando il giusto risalto alle fibre (siano esse grezze o fermentiscibili), il cui ruolo non deve essere mai trascurato. Anche lo svolgimento di un regolare esercizio fisico quotidiano ha una notevole importanza nell'approccio conservativo dell'artrosi. Il moto contribuisce da un lato al controllo del peso e mantiene dall'alto il tono muscolare, prevenendo al tempo stesso la riduzione dell'ampiezza dei movimenti articolari", spiega il medico veterinario.

La cura farmacologica, tramite trattamento antinfiammatorio e/o analgesico, ha invece l'obiettivo di restituire a cani e gatti la mobilità perduta. "Nell'ultimo quarto di secolo la ricerca farmaceutica ha messo a punto numerose molecole antinfiammatorie non steroidee destinate all'impiego in cani e gatti e molte di queste, effettivamente, si sono rivelate efficaci e prive di effetti collaterali. L'ultimo ritrovato, in particolare, è il mavacoxib, un principio attivo per uso canino la cui prerogativa è la mono-somministrazione mensile. In ogni caso, qualunque sia il medicinale antinfiammatorio non steroideo prescelto, l'importante è la dispensazione prolungata. Agli antinfiammatori non steroidei (i cosiddetti FANS) possono eventualmente essere associati principi attivi ad azione puramente analgesica: sarà, come sempre, il medico veterinario di fiducia a stabilire quale protocollo impostare per alleviare il più possibile le sofferenze dell'animale". Bianchi aggiunge poi di tenere a mente la possibilità di terapie complementari quali agopuntura, l'omeopatia, l'omotossicologia, la mesoterapia, la laserterapia e la fisioterapia.

La chirurgia in ultimo, è inevitabile in alcuni casi di fenomeni osteoartritici, come per esempio forme displasiche, di osteocondriti dissecanti (le cosiddette OCD), di talune malformazioni, delle patologie scheletriche dello sviluppo (su tutte la necrosi asettica della testa del femore), ma anche di lesioni traumatiche che interessano tessuti duri e molli. Le tecniche di intervento sono comunque da valutare con il medico veterinario di fiducia.

Per quanto riguarda il discorso delle categorie più soggette a questa condizione patologica, proviamo ad analizzare casi di cani e gatti.

Tra i cani, quelli di taglia più grande sono maggiormente interessati a prevenzione, ma il sesso e la razza non sono indicatori idonei. Da sfatare anche il mito secondo cui animali più anziani siano più colpiti: studi recenti infatti, dicono che le prime alterazioni comincino a manifestarsi mediamente tra i cinque e i sette anni di vita. "Nella maggior parte dei casi, infatti, l'artrosi consegue ad alterazioni articolari su base genetica e malformativa piuttosto che a fenomeni patologici di altra natura", sottolinea Bianchi.

Quanto ai gatti invece, cui è sempre stato storicamente attribuito un credito minore dal punto di vista ortopedico, il medico veterinario afferma che "è interessante sottolineare che le ricerche condotte nell'ultimo decennio hanno evidenziato come anche la specie felina sia soggetta a soffrire di osteoartrite (soprattutto gli animali anziani e sovrappeso) ma come, in realtà, l'evidenziazione clinica sia decisamente di non facile riscontro, anche perché si tratta di animali che – a motivo delle abitudini casalinghe – tendono in primo luogo a muoversi meno rispetto ai cani e in secondo luogo a mostrare meno la sofferenza fisica".

Quanto detto, speriamo vi sia d'aiuto a capire meglio quali sono le condizioni patologiche di questa malattia che colpisce i nostri animali. Quel che possiamo aggiungere come semplice consiglio è che ad un loro minimo segnale di alterazione è bene segnalarlo al vostro veterinario di fiducia. Lui saprà sicuramente meglio di chiunque cosa fare!

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